Trilussa e il saluto romano

Anche una poesia di Trilussa composta tra il 1921 e il 1927 ci dà benissimo l’idea del pensiero umano che genera le dittature di stampo fascista. In pratica, esse attecchiscono in contesti in cui la fiducia nel prossimo ha raggiunto un livello miserrimo, e i muri tra persona e persona si moltiplicano, detto con l’ironia romanesca del poeta: “ognuno vole sta a debbita distanza”…


Quela de da’ la mano a chissesia

nun è certo un’usanza troppo bella:
te po succede ch’hai da strigne quella
d’un ladro, d’un ruffiano o d’una spia.

Deppiù la mano, asciutta o sudarella,
quanno ha toccato quarche porcheria,
contiè er bacillo d’una malatia
che t’entra in bocca e va nelle budella.

Invece, a salutà romanamente,
ce se guadagna un tanto co’ l’iggene
eppoi nun c’è pericolo de gnente.

Perché la mossa te viè a dì in sostanza:
– Semo amiconi… se volemo bene…
ma restamo a una debbita distanza.

05/01/2008

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